Probiotici e Prebiotici (parte 2)

Cresce sempre più il numero di evidenze scientifiche che confermano il ruolo dei probiotici in numerose patologie come l’obesità, l’osteoporosi, il diabete di tipo 2, le allergie, le infezioni del tratto respiratorio ed urinario, e disturbi psichiatrici come schizofrenia, autismo, depressione.

Si tratta dei primi passi di una rivoluzione copernicana che consentirà di sviluppare nuovi approcci terapeutici basati su modifiche dell’alimentazione o sull’utilizzo di specifici ceppi di probiotici. Gli effetti positivi associati all’uso di probiotici si ottengono in caso di: diarrea da assunzione di antibiotici, stipsi, sindrome dell’intestino irritabile e infiammazione intestinale, intolleranza al lattosio, allergie.

Inoltre essi favoriscono la riduzione del colesterolo e della pressione sanguigna, il rinforzo delle difese immunitarie intestinali e generali, l’eradicazione dell’Helicobacter pylori, e sono di grande aiuto in gravidanza ed allattamento, nel migliorare l’assorbimento dei minerali e nella prevenzione del tumore al colon. I prebiotici invece sono utili non solo in soggetti sani o che seguono un regime dimagrante, ma anche in persone con diabete in quanto rallentano l’assorbimento degli zuccheri e danno un maggiore senso di sazietà.

Vista la disponibilità in commercio di innumerevoli preparazioni a base di probiotici, dagli alimenti fortificati (es. yogurt o cioccolato con l’aggiunta di probiotici) agli integratori, come districarsi nella scelta del giusto probiotico? E’ bene leggere le informazioni riportate sulla confezione di tali prodotti: il tipo di ceppo utilizzato, la quantità (non meno di un miliardo al giorno per risultare efficace) e la modalità di conservazione.

E’ bene consumare il prodotto quanto prima dopo l’acquisto poiché il numero dei fermenti vivi si riduce quanto più ci si avvicina alla data di scadenza del prodotto. Sebbene generalmente si consiglia un’assunzione al mattino a stomaco vuoto, per evitare un attacco aggressivo dei succhi gastrici durante il pasto, i probiotici potrebbero essere assunti anche subito dopo i pasti, in quanto il cibo neutralizza in parte l’acidità dello stomaco e quindi favorisce il passaggio dei probiotici indenni all’intestino. Inoltre sarebbe opportuno protrarne l’assunzione per almeno 3-4 settimane, per apportare una maggiore efficacia di azione.

Sebbene si tratti di batteri naturalmente presenti nel nostro intestino, i probiotici, a seconda del ceppo in questione (le specie più comunemente utilizzate sono Lactobacillus e Bifidobacterium) hanno azioni differenti e risiedono in porzioni diverse del nostro tubo digerente (principalmente nel colon e intestino tenue). Pertanto, prima di assumere un probiotico è importante conoscerne l’indicazione, affidandosi ad uno specialista, poiché uno scorretto utilizzo potrebbe non apportare i benefici sperati, o addirittura avere effetto contrario, come ad esempio in caso di colon irritabile o nelle sindromi da sovra crescita batterica del tenue.

I prebiotici invece non sono indicati in caso di sindrome del colon irritabile, intolleranza al lattosio e per chi fà terapie irradianti sul tratto gastrointestinale. Ricordiamo infine che un sano stile di vita mediante un’alimentazione varia ed equilibrata che comprenda il consumo regolare di alimenti fermentati contenenti probiotici e fibre vegetali prebiotiche, insieme ad un’attività fisica quotidiana, aiuta a mantenere il nostro intestino in salute.

a cura della dssa Gabriella Siciliano

Per approfondimenti:

Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione – Latte e prodotti funzionali: la nuova generazione

Anukam K C, Reid – Probiotics: 100 years after Ilye Metchnikoff’s observation – Communicating Current Research and Educational Topics and Trends in Applied Microbiology. 2007

Probiotici e prebiotici (parte 1)

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